27 gennaio 2013

Ecco i vasi biodegradabili che nutrono le piante...


 
Il progetto Eco Pot ha ricevuto circa 450mila euro di finanziamento da parte della Regione Toscana.
Biodegradabili, economicamente competitivi e capaci di nutrire anche le piante. Saranno così i vasi su cui stanno lavorando i ricercatori del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell'Università di Pisa. Il progetto, che durerà 18 mesi, si chiama Eco-Pot ed è stato appena finanziato dalla Regione Toscana con un contributo di circa 450mila euro. Oltre all'Ateneo pisano, i partner coinvolti sono il Dipartimento di Biologia Cellulare e Ambientale dell'Università di Perugia, l'Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo del CNR, 58 aziende vivaistiche di Pistoia (tra le quali Vivai Sandro Bruschi, Vivai Piante Masetti Sabino, Romiti F.llli Mario & Marco) e la società di servizi di Coldiretti Impresa Verde Pistoia.
"Il nostro obiettivo è quello di realizzare vasi, di medie e grandi dimensioni, utilizzando materiali compositi, da noi sviluppati, costituiti da una matrice sintetica biodegradabile e materiale organico di scarto - spiega l'Ing. Maurizia Seggiani, ricercatrice del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale - capace, una volta interrato il vaso, di nutrire la pianta durante il processo di degradazione nel terreno ".
Il progetto Eco Pot promette dunque di rivoluzionare il comparto vivaistico. Anche se non esistono dati ufficiali si stima che in Italia questo settore consumi annualmente circa 440 milioni di vasi in polipropilene, il che naturalmente comporta problemi e oneri di smaltimento. Attualmente, i contenitori "biodegradabili" (talvolta dichiarati tali senza alcuna indicazione della normativa europea di riferimento) presenti sul mercato hanno scarse proprietà meccaniche e/o costi ancora troppo alti.
"I primi prototipi degli eco vasi saranno pronti entro alcuni mesi dall'avvio ufficiale del progetto - conclude Maurizia Seggiani – e una volta messo a punto il processo industriale di stampaggio procederemo alla produzione di circa 10.000 vasi di varie dimensioni le cui prestazioni saranno validate in vivaio, impiegando un ampio numero di piante differenziate per varietà ed età, come previsto nel progetto".
Fonte: unipi.it
 

18 aprile 2012

È nata l' Associazione 100% Bio & degradabile...

L' Associazione 100% Bio & degradabile ha come scopo principale l’ organizzazione di eventi, atti a promuovere la conoscenza, l’ uso corretto e sostenibile dei manufatti prodotti con Bioplastiche o materiali biodegradabili & compostabili (BioStoviglie, BioPannolini, BioShoppers ecc..) secondo norma En 13432, unito alla promozione artigianale, culturale locale ed Ecoturismo.

08 agosto 2011

Masainas: tradizione all'insegna del biodegradabile.

Tutti, all'appuntamento al Comune di Masainas che, per la tradizionale festa di Stella Maris, ha deciso di dare una svolta e abbandonare la plastica. Infatti per il ricco cartellone di appuntamenti gastronomici sotto le stelle, il Comune ha imposto l'uso di posate e piatti biodegradabili ed ecologici. Diversi gli appuntamenti per feste e sagre, iniziando da: "cun pasta fatta in domu", la sagra de "su currugioni", la festa del bambino, quella dell'emigrato e quella del turista. Infatti, come recitano le locandine, la parola d'ordine è: "Masainas sposa l'ambiente". Il Sindaco di Masainas, Ivo Melis, punta anche sull'educazione e il rispetto per l'ambiente. E così, al bando la plastica e via al "solo e tutto,  biodegradabile"-
www.qubio.it

04 marzo 2011

Requisiti essenziali per la recuperabilità di un imballaggio sotto forma di compost e biodegradazione Uni En 13432: 2002

Dagli studi più recenti emerge che l’opinione pubblica italiana manifesta una sensibilità crescente nei confronti della salvaguardia dell’ambiente e, nel particolare caso dell’imballaggio, valuta la sua sostenibilità.
Frequentemente, tuttavia, le opinioni espresse dai media sembrano non considerare che il mondo dell’imballaggio è soggetto a disposizioni di legge che ne regolano il rapporto con l’ambiente e richiedono, in definitiva, la riduzione dell’utilizzo delle risorse nel momento della progettazione e il loro recupero nella fase post-consumo.
Già oggi, moltissimi imballaggi sono realizzati con la minore quantità di materiale possibile senza che questo ne infici la funzione e sono tanti anche gli imballaggi che vengono recuperati quando diventano un rifiuto/risorsa, al termine di un compito svolto in genere egregiamente.
La continua evoluzione verso soluzioni di imballaggio sempre più sostenibili è voluta dalla legge, ma è anche l’espressione della natura stessa delle aziende che determinano la scelta dell’imballaggio: quelle che lo utilizzano per riempirlo con i loro prodotti e quelle che lo realizzano. Infatti, anche il packaging è sottoposto alla più classica delle richieste economiche: fare di più con meno.
Se le disposizioni e l’economia orientano l’imballaggio verso una sempre maggiore sostenibilità, quale altro fenomeno può aiutare le aziende a rendere questo processo continuativo nel tempo ? Certamente il sapere tecnico specifico.
Questo documento è, in effetti , un contributo al sapere tecnico per tutti coloro che desiderino affrontare il tema della realizzazione di imballaggi sostenibili con un approccio scientifico.
Il pratico sistema delle domande e delle risposte permette ai vari soggetti della filiera, che definiscono l’imballaggio, di stabilire se i loro imballaggi possiedano le caratteristiche ambientali richieste dalla legge.
Inoltre, adottando i suggerimenti che sono espressi in questo manuale, i tecnici hanno la possibilità di dimostrare le motivazioni delle loro scelte e di conseguenza possono verificarne la validità nel tempo, mirando al miglioramento continuo.
Tutte le aziende che producono e utilizzano imballaggi farebbero bene a dotarsi di questo strumento, in particolare le PMI per le quali è stato primariamente pensato.
Fonte: uni.com